Belloli shock: le reazioni del calcio femminile

Che le ragazze dagli scarpini rosa siano sbeffeggiate e messe in secondo piano non è un mistero per chi segue il calcio femminile. La frase shock del presidente LND Felice Belloli non ha stupito per la rozzezza, ma quanto per l’ambito istituzionale in cui è stata pronunciata. Infatti non siamo in una notte fosca lungo una via di malaffare, ma bensì nella sede LND, ed è tutto lì, nero su bianco, messo a verbale nella riunione del consiglio del dipartimento di calcio femminile, del 5 marzo 2015, regolarmente firmato dalla segretaria Cottini e dal vice presidente Cosentino, nonché dai consiglieri. Non sono quindi ‘voci di corridoio’, né uno scherzo pesante, da spogliatoio, in un contesto sportivo prettamente maschile. No. Sono parole sgradevoli, discriminatorie ed offensive, ad umiliare ancora di più il movimento del calcio femminile, oltre che a sfregio della LND e del ruolo rappresentativo di ‘presidente’.

La nuova patata bollente tra le mani del presidente Belloli non ha meravigliato Elisabetta Cortani, presidente della Lazio femminile, che ricorda come siano «state quaranta i presidenti che hanno sottoscritto la sfiducia al presidente». La patron biancoazzurra non nasconde il suo forte disappunto: «sono 12 anni che ne sento di tutti i colori, so bene che ambiente è questo, quello in cui noi ragazze del calcio lavoriamo. Non sono stupita da questi epiteti, sono abituata. Ma non sono abituata a nascondermi dietro ad un dito: è un modo scorretto di far fuori una persona che occupa una carica, evidentemente non più gradita». Quindi, per la Cortani il discorso è chiaro: il verbale filtrato dalle stanze della Lega è un atto sleale.

Rimane su toni più pacati e certamente sconcertati, Stefano Bressan, presidente di AGSM Verona, fresco di tricolore stagionale: «sicuramente è una frase che gli è sfuggita: sappiamo tutti che il presidente Belloli è un personaggio sopra le righe. Di certo c’è che la frase è infelice ed io non la condivido… ma per il momento voglio solo godermi il momento e l’evento per lo scudetto». Antonio Cabrini, allenatore nazionale rosa, spera non sia vero, perché «se lo fosse sarebbe un fatto molto molto grave, quanto meno per le ragazze».

Chi sulle prime è senza parole, anzi basita, è stata Roberta Vannucci, presidente nazionale Arci Lesbica, che ripresa dallo stupore, afferma: «ma anche fosse, qual è il problema? La valutazione sulla vita privata delle atlete non spetta certo ad un presidente di LND». Ha toni calmi e pacati la Vannucci, propri di chi è abituata a queste situazioni e, passato lo stupore, è un altro l’aspetto su cui si sofferma: «l’ambiente è maschilista, ok, ma non si capisce perché le calciatrici non possano essere professioniste».  Sulla stessa onda l'analisi di Michel Platini che, come ci ha riferito la collega Valentina Clemente da Parigi, ha chiarito il suo punto di vista sul calcio femminile a margine della finale di Champions League femminile tra Francoforte e Paris Saint Germain: «Stiamo cercando di sviluppare il calcio femminile anche nei paesi europei che hanno una tradizione più maschilista e per farlo bisogna fare dei sacrifici, ovvero avviare delle squadre femminili in tutti i club prefessionistici. E' l'unico modo per avanzare». Non ci sembra di dover aggiungere altro.

 

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