Premio Sport e Legalità al capo della Polizia Franco Gabrielli

di Luca Spigarelli

Presso la biblioteca del Senato Giovanni Spadolini, la fondazione “Greco Nuove Proposte Culturali” nella giornata di ieri ha visto protagonista con il “Premio nuove testimonianze medaglia d’oro nuove proposte” il Capo della Polizia Franco Gabrielli, che ha anche tenuto una Lectio Magistralis sul tema della sicurezza e sullo sport. Presidente del Premio Francesco Ghirelli, Segretario Generale della Lega Pro, presenti tra gli altri il giornalista Marino Bartoletti, il presidente della Serie C Gabriele Gravina e Giancarlo Abete.

Il discorso, dell’ex Prefetto di Roma, nonché attuale numero uno della Polizia Gabrielli,  inizia parafrasando quello di “un grande pontefice, che non è stato valorizzato per quello che è stato, e forse con il tempo lo sarà, Benedetto XVI, che ebbe a dire sono un’umile operaio nella vigna del Signore: io sono un’umile operaio del diritto da un verso e della sicurezza per l’altro. Non è falsa modestia, ma consapevolezza che chi fa il mio mestiere deve avere sempre ben presente che i successi che consegue sono esclusivamente il frutto del lavoro di tanta gente.  E allora essendo un’umile operaio del diritto e della sicurezza, oggi volevo più che fare una Lectio Magistralis che non mi appartiene, volevo sviluppare con voi alcune considerazioni. Utilizzo due figure retoriche per interrogarci su sport è legalità. Queste due figure retoriche sono l’endiade e ossimoro. L’endiade è la figura retorica in forza della quale con due o più termini coordinati si esprime un concetto. E credo che in questa sala tra chi opera nel mondo dello sport la tensione è di identificare sport e legalità attraverso l’endiade perché i concetti che sottendono sono in qualche modo espressione di questi termini coordinati: lealtà, rispetto delle regole, rispetto dell’avversario, rispetto delle persone con cui ti confronti. Però viviamo tempi dove a volte il ruolo dell’endiade viene assunto dall’ossimoro: cioè lo sport, e soprattutto quello  più praticato, può essere a volte in contraddizione con la legalità. E questo perché come tutti i grandi fenomeni di massa, è uno strumento attraverso il quale si conquistano anche posizioni sociali. Tanto è che quando noi analizziamo il tentativo di penetrazione delle organizzazioni criminali nel mondo dello sport, immaginiamo che poter in qualche modo impossessarsi di società sportive, o entrare in determinati contesti, consenta a determinati soggetti di mettere in una giusta relazione il potere economico con una certa rilevanza e rilievo sociale. E poi anche soprattutto perché lo sport è oramai macchina da soldi, che movimenta quantità significative di denaro. E siccome l’interesse del crimine in generale è intercettare il denaro, questo è il target di ogni azione criminale. Salvo i diritti passionali, tutto è mosso e gira intorno  al denaro.  E ovviamente dove c’è il denaro, ci sono gli appetiti di chi quei soldi vuole intercettare.

Non può mancare, da parte del capo della Polizia Gabrielli,  un pensiero sulle scommesse “qualche giorno fa ero in Calabria” – continua -  e parlavamo  delle problematiche legate alle scommesse che oggi attraverso internet sono globali, non hanno più confine. E non bisogna mai dimenticarsi che il mondo dello sport è un elemento fortemente catalizzatore sul versante delle scommesse.  Ci sono due dati che vorrei sottolineare per capire di cosa stiamo parlando : nel 2016, in Italia, le scommesse hanno movimentato un fatturato che va dagli 88 ai 96 miliardi di euro. Europol, che è l’agenzia delle polizie europee, ha stimato che nel 2016 in tutta Europa la movimentazione degli stupefacenti ha fatturato 24 mld di Euro. È quindi questo ci fa comprendere come la riaffermazione della legalità sia sempre più un qualche cosa di irrinunciabile e imprescindibile, un po’ come è avvenuto negli anni di piombo, la capacità del nostro paese di dire no a una determinata scelta, era perché il Paese nella sua quasi interezza era lontano da certe logiche. Quindi quando si parla di criminalità, ripeto salvo quelli in qualche modo ne sono pervasi , salvo quelli che ne fanno interessi, ma la società civile, la gente perbene ha un atteggiamento di diffidenza, cautela e di lontananza da queste cose.”

Discorso a se è la sicurezza degli e negli stadi: “Nel nostro paese troppo spesso, nel passato e nel recente passato – afferma Gabrielli - si è immaginato che il non rispetto delle regole di agibilità, in qualche modo dovesse avere una sorta di salvaguardia attraverso la giustificazione di ordine pubblico. Per cui è perfettamente normale che quando all’inizio del campionato, quando le varie commissioni, i vari prefetti si rendevano conto che gli stadi non erano agibili ci ponevamo una domanda retorica affermativa se volessimo non fare giocare le partite? Non consentire le persone di andare allo stadio? È questo che avrebbe comportato problemi di ordine pubblico. E allora sull’altare di questa sorta di sacrario d’intangibilità dell’ordine pubblico, anche le più elementari regole vengono modificate.”  Il tema della sicurezza negli stadi, continua poi, con il ricordo del derby romano sospeso dai tifosi: “una vicenda che ho vissuto in maniera molto negativa, non solo perché mi sono sentito solo, ma questo appartiene in qualche modo alla condizione di chi come noi porta anche delle responsabilità, ma anche soprattutto perché mi sono sentito frainteso: quando all’epoca il Questore di Roma, saggiamente, mi fece notare che c’era una direttiva  del dipartimento, che la curva della Roma e della Lazio erano delle zone franche, credetemi il mio pensiero non è mai andato ai temi della security, mai, il mio pensiero è andato ai temi dell’incolumità delle persone.”

Il rapporto con il pubblico non è stato facile, dopo la suddivisione delle curva di Roma e della Lazio, che “io ritenevo e ho sempre ritenuto fosse la cosa giusta da fare,  e  il destino ha voluto che questa vicenda fosse associata al mio nome e poi con decisione del Ministro Minniti la decisione di rimuovere le barriere fosse nuovamente riassociata al mio nome. Quindi me la sono suonata e me la sono cantata in un senso e nell’altro. E la soddisfazione più grande, e per questo ringrazio veramente i colleghi della questura di Roma e chi saputo tenere il punto, e chi ha seguito poi l’evoluzione. Quando poi ho rivisto la Curva senza barriere in una condizione di agibilità e di rispetto dell’incolumità mi sono detto: missione compiuta. Perché avevamo contribuito con una misura forte a ripristinare una condizione di legalità, e no una condizione di legalità verso la security, ma a quello della safety.” Doverosa precisazione di Gabrielli sugli inglesismi “security e safety entrambi significano entrambi  sicurezza, ma con sfumature diverse che l’italiano non ha. Gli utilizzo per far cogliere meglio le sfaccettatura di sicurezza”

Per concludere Gabrielli ritorna all’endiade: “sport è legalità è una battaglia che si vince o si perde tutti insieme, è una battaglia primariamente culturale, una battaglia fatta di impegno tutti i giorni, in tutti i contesti partendo dai campi di periferia ai luoghi in cui si pratica lo sport. Oggi si parla di sport, non solo di calcio. Ma lo sport è un qualcosa di più grande, anche del calcio nonostante questo sia lo sport nazionale più praticato, più seguito che coinvolge e ci coinvolge. Allora questa battaglia per la legalità affinché lo sport sia veramente espressione di legalità, come d’altronde non potrebbe essere, ci vuole l’impegno di tutti. L’organizzazione che ho l’orgoglio di rappresentare, ha un motto sempre più ricorrente: esserci sempre. Noi ci saremo perché siamo interessati ad esserci, perché la nostra mission è esserci. Vogliamo che  il mondo dello sport faccia questo percorso di legalità, di condivisione, che tutti ne possano anche godere attraverso la fruizione dello spettacolo, anche con gli sfottò. Quando ero dirigente della digos dicevo ai miei è meglio uno striscione, anche al limite della decenza che non creare situazione che possano creare tensione. E mi piacerebbe che negli stadi ritornassero, non solo luoghi di sicurezza per le persone, ma anche luoghi di sfottò, dove è possibile esprimere, anche in maniera verace, il proprio pensiero e i propri convincimenti, perché credo che il tifo quello sano, quello coinvolgente sia  un qualche cosa che da sapore. Questo è lo sport che mi piace, che vorrei vedere, questo è lo sport che poi ha caratterizzato in positivo il nostro paese. Dobbiamo quindi fare in modo che lo sport sia sempre più espressione dei valori in cui uno crede.”

Alla fine della Lectio Magistralis, il segretario generale della Lega Pro, nonché presidente della manifestazione, Francesco Ghirelli ha consegnato il Premio a Gabrielli, e il Presidente del Trastevere Calcio, Pier Luigi Betturri, ha donato una maglia del suo club, “sponsorizzata” Caritas.

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